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CONSERVAZIONE BENI CULTURALI ECCLESIASTICI

NORME AMMINISTRATIVE PER IL RESTAURO

 

Gli interventi volti alla salvaguardia, alla conservazione e alla valorizzazione di beni immobili o mobili di interesse, artistico, storico o culturale appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche sono soggetti tanto alla normativa canonica che a quella civile.

La corretta procedura per intraprendere tali interventi, a partire dalla richiesta di contributi finanziari a enti pubblici territoriali (p.es Regione), potrà svolgersi esclusivamente previa richiesta formale all'Ordinario diocesano di poter avviare l'iter amministrativo per la salvaguardia o la valorizzazione di un bene.

In seguito al parere favorevole dell'Ordinario diocesano, il parroco detentore del bene mobile o immobile potrà presentare, nei modi previsti dalla normativa vigente, le istanze per ottenere l'AUTORIZZAZIONE CANONICA e l'AUTORIZZAZIONE CIVILE.

 

AUTORIZZAZIONE CANONICA

Per gli atti di straordinaria amministrazione per le persone giuridiche soggette all'Ordinario diocesano è prevista l'autorizzazione canonica. Sono atti di amministrazione straordinaria l'esecuzione di lavori di costruzione, ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo, straordinaria manutenzione di qualunque valore nonché ogni atto relativo a beni immobili o mobili di interesse, artistico, storico o culturale.

 

 

AUTORIZZAZIONE CIVILE

Lo Stato italiano esercita la tutela del patrimonio culturale di proprietà pubblica e privata ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n.42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137. I beni culturali mobili e immobili di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche sono pertanto sottoposti alla normativa statale in caso di interventi di diversa natura: demolizioni, spostamenti, smembramento di collezioni e l'esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali sono subordinati ad autorizzazione del soprintendente (art. 21).


In merito alle istanze di salvaguardia e di valorizzazione, l'Intesa del 26 gennaio 2005 tra il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche stabilisce all'art.5 comma 1 quanto segue: “il vescovo diocesano presenta ai Soprintendenti, valutandone congruità e priorità, le proposte per la programmazione di interventi di conservazione e le richieste di rilascio delle autorizzazioni, concernenti beni culturali di cui all'art. 2, comma 1, di proprietà di enti soggetti alla sua giurisdizione, in particolare per quanto previsto dal precedente art. 1, commi 4-6”.
La corretta procedura per la richiesta alle Soprintendenze competenti di nulla osta all'esecuzione di interventi di restauro o valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici prevede dunque che sia il Vescovo diocesano, attraverso l'Ufficio dei Beni culturali diocesani, e non il singolo Parroco o Rettore di chiesa a inoltrare la suddetta richiesta di autorizzazione. Pertanto la consuetudine dei Parroci amministratori di rivolgersi direttamente alle Soprintendenze competenti in occasione di progetti di interventi di conservazione o di valorizzazione di beni culturali costituisce la mancata osservanza delle norme relative.

 

RESTAURO DI BENI STORICO ARTISTICI: SINTESI PRASSI AMMINISTRATIVA.


Di seguito si indica un promemoria che individua sinteticamente i passi necessari per una corretta procedura di restauro di un bene culturale ecclesiastico nel rispetto della legislazione vigente e a garanzia della tutela e della memoria del patrimonio di arte e cultura della Chiesa.

 

► Il parroco, individuato un bene da sottoporre a intervento di restauro, inoltra formale richiesta all'Ordinario diocesano di avvio della procedura amministrativa.

 

► In seguito al parere favorevole dell'Ordinario diocesano, il parroco inoltra alla Soprintendenza competente richiesta di sopralluogo per verificare l’opportunità e le modalità complessive dell'intervento di restauro del bene stesso.

 

► In seguito al parere favorevole e alle indicazioni tecniche del funzionario che ha effettuato il sopralluogo, il parroco valuta diverse proposte di intervento (almeno tre) da cui risultino:

 

- relazione sullo stato di fatto dell’opera corredata da congrua documentazione fotografica per un'ottimale illustrazione della condizione del manufatto;

 

 

- progetto dettagliato con tempi, materiali e modi del lavoro (dati tecnici su materiali e modalità operative, eventuale trasferimento in laboratorio, assicurazione, ecc.);

 

 

- preventivo di spesa;

 

 

- curriculum della ditta.

 

e, sentiti gli uffici parrocchiali inerenti, seleziona l'eventuale ditta esecutrice. A tale proposito si raccomanda che l'individuazione dei professionisti avvenga nel pieno rispetto e nella piena ricezione della normativa vigente ovvero:

 

■ Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, artt. 29, 182.

 

■ Decreto legislativo - 26 marzo 2008, n. 63 Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio. (GU n. 84 del 9-4-2008)
dal quale può sinteticamente evincersi che la qualifica di restauratore sia da attribuirsi, in via transitoria e in attesa di imminenti disposizioni relative a prove di idoneità ministeriali, tanto sulla base della formazione presso istituzioni statali o regionali che sulla base dell'attività professionale svolta da colui che, alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale 24 ottobre 2001, n. 420, abbia svolto, attività di restauro [...] per un periodo di almeno otto anni [...] direttamente e in proprio [...] ovvero in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento, con regolare esecuzione certificata dall'autorità preposta alla tutela dei beni o dagli istituti di cui all'art. 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368.
L'Ufficio diocesano per i beni culturali, in costante contatto con gli organi statali preposti alla tutela, è a disposizione per qualsivoglia indirizzo e consulenza in merito.

 

► Il parroco inoltra quindi all’Ordinario diocesano la richiesta di Autorizzazione canonica (tramite apposito modello fornito dall’Ufficio diocesano per i beni culturali) all’intervento in questione in cui si specificano, in particolare, il tipo di restauro che si vuole far eseguire e la copertura finanziaria dell'intero intervento e ne fornisce la documentazione progettuale corredata dal curriculum della ditta a cui si propone l'affidamento del lavoro per la valutazione e l'eventuale approvazione.

 

 

► In seguito al giudizio favorevole dell'Ordinario diocesano, sentito il parere della Commissione diocesana per l'arte sacra, l’Ufficio diocesano per i beni culturali inoltra richiesta formale di nulla osta al restauro corredata dalla suddetta documentazione alla Soprintendenza competente (Autorizzazione civile).

 

► L'ente statale preposto alla tutela, mediante i suoi funzionari, esamina la proposta presentata e, in caso di valutazione positiva, autorizza l'esecuzione dell'intervento inviando relativa comunicazione all'Ufficio diocesano per i beni culturali, che informa prontamente il parroco della possibilità di dare inizio ai lavori.

 

 


Progetto per la conservazione, valorizzazione e fruizione

 

della documentazione archivistica delle Diocesi della provincia di Frosinone

 

Tra i patrimoni culturali più significativi degli enti ecclesiastici che rappresentano sul territorio le diverse Diocesi, si contano senz’altro i fondi archivistici. Conservati negli archivi degli episcopi, nei capitoli delle cattedrali, nelle parrocchie e dagli ordini religiosi, tali fondi costituiscono gli strumenti indispensabili per la ricerca storica e sono il segno tangibile degli eventi che hanno segnato le vicende della Chiesa locale (cfr. Orientamenti C.E.I., 1992, n. 22).

Gran parte del patrimonio archivistico presente nei territori è un bene solo in parte conosciuto, e non ancora adeguatamente tutelato e valorizzato. Nella maggior parte dei casi, non si è ancora giunti a quella indispensabile collaborazione tra diversi enti e diverse competenze che permetta la definizione di una corretta metodologia nella gestione, conservazione e valorizzazione del patrimonio.

Ultimo, ma non certo nell’ordine dei valori, è il problema del restauro, al quale è affidato il difficile compito di salvare e conservare la “memoria” nel tempo, ma che può essere un attività programmata correttamente solo quando si è pienamente consapevoli della consistenza del materiale che si possiede.

 

IL PROGETTO

Gli obiettivi del progetto sono costituiti dal censimento e dalla sistemazione della documentazione archivistica conservata presso gli archivi ecclesiastici presenti nelle parrocchie del territorio delle Diocesi di Anagni-Alatri, Frosinone-Veroli-Ferentino, Sora-Aquino-Pontecorvo e Montecassino, per favorirne una adeguata gestione e valorizzazione. Per quanto attiene all’assunzione della parrocchia come elemento di riferimento, cfr. il Decreto della Conferenza Episcopale Italiana del 1° settembre 2005 di approvazione delle “Istruzioni in materia amministrativa”.

In particolare, attraverso il progetto, si intende:

  1. Effettuare il censimento degli archivi storici ecclesiastici delle parrocchie afferenti alle Diocesi di:

  • Anagni – Alatri

  • Frosinone – Veroli – Ferentino

  • Montecassino

  • Sora – Aquino - Pontecorvo

  1. Perimetrare l’area di intervento, individuando, di concerto con le Diocesi, gli archivi storici presso i quali intervenire in termini di:

  • riordino ed inventariazione della documentazione archivistica

  • dotazione di arredi funzionali alla corretta conservazione della documentazione archivistica

  1. Effettuare il riordino e l’inventariazione degli archivi storici perimetrati

  2. Acquisire elementi di arredo funzionali alla conservazione della documentazione archivistica;

  3. Favorire la conoscenza del patrimonio archivistico , ove possibile anche attraverso l’utilizzo delle moderne tecniche informatiche, ed una gestione coordinata sul territorio.

 

 

LA METODOLOGIA

La proposta metodologica si caratterizza per la scelta di una strategia di ricerca che trae spunto dalle prassi finora adottate a livello nazionale in ambito di inventariazione e catalogazione, come il recente progetto presentato dalla Conferenza Episcopale Italiana - Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici -, dalle attività promosse dall’ Associazione Archivi Ecclesiastici e dalle esperienze locali già avviate con la Soprintendenza Archivistica del Lazio e l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Frosinone.

 

I RISULTATI

L’attività di ricerca prevede di ricostruire un quadro conoscitivo del patrimonio documentale presente negli archivi ecclesiastici sotto la diretta giurisdizione del Vescovo.

Sulla base dello studio delle criticità e delle buone pratiche nel campo della conservazione e valorizzazione nel settore del patrimonio archivistico, l’analisi in oggetto fornirà un quadro dell’attuale situazione e gli strumenti metodologici e critici per intervenire operativamente nella gestione e valorizzazione di un importante patrimonio testimonianza del vivere civile.

I risultati della prima fase di indagine consentiranno di avviare in modo sistematico programmi di interventi specifici, caratterizzati dallo sviluppo di economie di scala in grado quindi di ottimizzare tempi e risorse, con il presupposto di partenza che il patrimonio culturale non è solo un bene da tutelare ma anche una ricchezza su cui investire.

 

RISORSE PROFESSIONALI

Per la realizzazione del progetto sono state definite le seguenti risorse professionali:

  • coordinatore di progetto.

  • consulente scientifico per la tematica archivistica, di concerto con la Soprintendenza Archivistica del Lazio;

  • consulente scientifico per l’organizzazione ecclesiastica;

  • Referente diocesano, come da designazioni degli Ordinari diocesani;

  • archivisti esperti indicati dalle Diocesi per il censimento degli archivi storici ed il riordino e l’inventariazione della documentazione archivistica.

  • Gruppo elaborazione dati. Personale dell’Ente ad hoc incaricato.

 

INVENTARIO INFORMATIZZATO DEI BENI CULTURALI MOBILI

La diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino ha aderito, attraverso l'Ufficio dei Beni Culturali, al progetto promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana dell'Inventario Informatizzato dei Beni culturali mobili ecclesiastici. Il progetto, richiesto dal codice di diritto canonico (can.1283,20), è stato parzialmente finanziato dalle somme provenienti dall'otto per mille IRPEF.

Iniziato nel 1998 e portato a conclusione nel dicembre 2007, ha come scopo la conoscenza, attraverso l'individuazione dell'entità globale, del patrimonio artistico delle parrocchie diocesane, al fine di tutelare, conservare e valorizzarne l'intero patrimonio storico-artistico.

L'inventario ha enormi potenzialità culturali e pastorali: consente di conoscere in modo analitico le caratteristiche, la consistenza e lo stato di conservazione del patrimonio culturale ponendosi inoltre come fondamentale strumento contro dispersioni, alienazioni, ed eventuali trasformazioni del patrimonio stesso, del quale ciascun parroco è responsabile di fronte all'autorità canonica e civile.

Il progetto ha interessato principalmente i beni artistici e storici mobili (dipinti, sculture, suppellettili, paramenti, ecc.) essendo quelli più a rischio. Il programma predisposto dal Servizio informatico CEI per la compilazione dell'inventario ha seguito i criteri previsti dall'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (ICCD) del Ministero per i Beni culturali e ambientali; in particolare ha previsto l'acquisizione di informazioni di carattere liturgico al fine di evidenziare il significato intrinseco degli oggetti sacri.

Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) è la rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali con la cooperazione delle Regioni e dell'Università coordinata dall'Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU).
Realizzata sulla base di un protocollo d’intesa sottoscritto dal Ministero per i beni e le Attività culturali, dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e dal Coordinamento delle Regioni con l’obiettivo di superare la frammentazione delle strutture bibliotecarie, propria della storia politico-culturale dell'Italia, la rete del SBN è oggi costituita da biblioteche statali, di enti locali, universitarie, scolastiche, di accademie ed istituzioni pubbliche e private operanti in diversi settori disciplinari.
Le biblioteche che partecipano a SBN sono raggruppate in Poli locali costituiti da un insieme più o meno numeroso di biblioteche che gestiscono tutti i loro servizi con procedure automatizzate. I Poli sono a loro volta collegati al sistema Indice SBN, nodo centrale della rete, gestito dall’ICCU, che contiene il catalogo collettivo delle pubblicazioni delle biblioteche aderenti al Servizio Bibliotecario Nazionale.

 

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- Inventario Informatizzato dei beni culturali mobili diocesani, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana.

 

- Rapporti con gli organi della Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e con gli organismi della CEI (Paola Apreda).

 

- Valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici, promozione di progetti didattici per le scuole (Luisa Alonzi).

 

- Progetto per l'Inventario dei Beni Immobili diocesani.

 

- Collaborazione con la Commissione diocesana per l'arte sacra e i beni culturali.

 

- Gestione dell'archivio informatizzato di schede ed immagini relative ai beni mobili diocesani (Luisa Alonzi).

 

- Consulenza in merito alla commissione e alla realizzazione di opere d'arte di proprietà degli enti ecclesiastici

 

-Consulenza in merito alla catalogazione in SBN e alla fruizione delle biblioteche di proprietà degli enti ecclesiastici (Marika Ciuffarella).


-Progetto per la conservazione, valorizzazione e fruizione della documentazione archivistica delle Diocesi della provincia di Frosinone

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